Jazzitalia - Recensioni - Daniela Spalletta feat. Urban Fabula - D/Birth

di Vincenzo Fugaldi

Non è frequente che una cantante sia anche compositrice e arrangiatrice. È questo che incuriosisce innanzitutto nella giovane cantante di Mazzarino. Lo si apprende dalle note di copertina, stilate con entusiasmo dal musicologo Maurizio Franco.

Poi l'ascolto del lavoro, sin dalle prime note, conferma che si è in presenza di un'artista a tutto tondo, che unisce alle citate competenze una splendida voce, che sa usare in maniera mai scontata, pur restando indubbiamente aderente all'ambito jazzistico, una voce che denota una forte personalità musicale, un'urgenza espressiva abbastanza insolita nel jazz vocale. Supportata da un ottimo e solido trio, gli Urban Fabula, in tre brani anche dal sax di Max Ionata e in due da un quartetto d'archi (gli arrangiamenti per il quartetto si devono egualmente alla leader), la sua notevolissima capacità improvvisativa può esplicarsi al meglio, senza ricorrere a stilemi abusati. In due brani, Manipura e Zahara, le radici siciliane emergono con chiarezza, e fanno cogliere l'ampiezza del mondo musicale di Daniela.

In tutto il cd si ascolta un gruppo di jazz contemporaneo che suona compatto e deciso, non un trio che accompagna una voce, ma dei jazzisti che paritariamente affrontano una materia musicale di qualità e la plasmano con perizia e maturità. Non mancano momenti di trascinante percussionismo (nel già citato Manipura), spericolati assolo vocali (Fuga), e due standard (Far Away e But not for me) riarrangiati con ottimi esiti. Un prezioso cameo è costituito dall'affascinante Zahara, cantato in siciliano, brano che può ricordare Maria Pia De Vito nella sua dimensione più partenopea.

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